Impresa Cultura 2026

Il 22° Rapporto di Federculture analizza il ruolo dei beni culturali nella rigenerazione dei territori

È stato presentato a Roma lunedì 21 luglio 2026, presso la Sala Spadolini del Ministero della Cultura al Collegio Romano, il 22° Rapporto Annuale di Federculture intitolato "IMPRESA CULTURA – La cultura che cambia i territori".

Alla presentazione hanno preso la parola Alberto Bonisoli, Direttore del Centro Studi Federculture, il Presidente Andrea Cancellato, oltre ai rappresentanti di importanti istituzioni del settore come Lorenza Baroncelli per il MAXXI di Roma, Davide De Luca della Fondazione Artea e Francesco Mannino di Officine Culturali di Catania.
L'edizione 2026 del volume, edito da Gangemi Editore con il sostegno di Fondazione Cariplo e dell'Istituto per il Credito Sportivo e Culturale, esplora la cultura come leva strategica per lo sviluppo locale e la rigenerazione sociale dei territori.

La forza economica del turismo culturale e della rigenerazione PNRR

Il rapporto mette in luce una stretta correlazione tra offerta culturale e tenuta economica locale.
I 1.024 comuni italiani a vocazione culturale e paesaggistica, pur rappresentando solo il 13% dei comuni del Paese, concentrano il 63% delle presenze turistiche totali (che nel 2025 hanno toccato il record di 476,4 milioni di presenze, in crescita del 2,2%).
Nelle grandi città la quota di turisti stranieri raggiunge il 73%.

Questa capacità di attrazione si traduce in maggiore ricchezza prodotta: nei comuni a vocazione turistico-culturale e nelle grandi città il reddito imponibile medio per contribuente si attesta sui 25,6 mila euro, superando dell'8,5% la media nazionale e staccando del 16% (circa 3,6 mila euro in più) i comuni con altre caratteristiche turistiche come quelle balneari o montane non integrate.

Inoltre, dall'analisi della misura PNRR dedicata al contrasto del degrado sociale (M5C2I2.1) emerge che il 17% dei progetti finanziati riguarda la cultura. Si tratta di 342 interventi di rigenerazione urbana a caratterizzazione culturale tra teatri, siti storici e spazi di spettacolo, per un valore di circa 800 milioni di euro. La distribuzione geografica di questi fondi PNRR vede in testa la Lombardia col 14% delle risorse, seguita dalla Puglia col 12,8% e dal Veneto col 10,5%.

 

Pubblico in crescita tra i giovani ma restano forti divari geografici

Nel 2025 è cresciuta la partecipazione diretta dei cittadini alle attività culturali.
La frequenza dei cinema è salita al 48,2% della popolazione, il teatro ha raggiunto il 24,3%, mentre la visita a musei e mostre è passata dal 33,6% al 35,8%. A trainare la ripresa sono soprattutto gli adolescenti e i giovani tra i 15 e i 24 anni, fascia in cui la partecipazione alle proiezioni cinematografiche supera il 77%.

Sussistono tuttavia squilibri geografici marcati.
Nel Nord-Ovest oltre il 40% della popolazione visita musei e mostre, contro il 26% del Mezzogiorno.
Una distanza simile si osserva nella lettura: legge almeno un libro il 47,8% dei residenti al Nord contro il 29,5% al Sud.
Nel confronto europeo del 2022 l'Italia registra una partecipazione media del 36,9%, ben lontana dai picchi superiori al 70% di Paesi come Danimarca o Norvegia.

Anche la spesa delle famiglie per cultura e ricreazione mostra una forte spaccatura, con una media nazionale di 105 euro mensili nel 2024.
Se regioni come Trentino-Alto Adige, Lombardia, Emilia-Romagna, Toscana e Friuli-Venezia Giulia superano i 130 euro al mese, in Puglia e Calabria la spesa familiare si ferma poco sopra i 40 euro.

 

Finanziamenti locali, mecenatismo privato e criticità dell'occupazione

A livello di investimenti pubblici, nel 2024 i Comuni si confermano il primo presidio del settore con quasi 3 miliardi di euro spesi per la tutela e valorizzazione dei beni culturali (in aumento del 5,6% sull'anno precedente).
Le Regioni hanno stanziato 1,11 miliardi, mentre il contributo delle Province è sceso a soli 71,7 milioni di euro.

Per quanto riguarda il mecenatismo privato, l'Art Bonus nel 2025 ha generato circa 150 milioni di euro di erogazioni liberali, portando la raccolta cumulata da inizio misura a oltre 1,2 miliardi di euro.
La distribuzione delle donazioni private rimane però sbilanciata: la sola Lombardia raccoglie oltre 426 milioni di euro (più di un terzo del totale nazionale), mentre l'intero Mezzogiorno presenta quote contenute, come i 13 milioni della Campania, i 2,8 della Sicilia o il meno di un milione della Calabria.

Sul fronte del lavoro, gli occupati culturali nel 2025 raggiungono quota 851 mila persone (il 3,5% degli occupati totali in Italia), consolidando la ripresa post-pandemica con una crescita della presenza femminile (+11,5% dal 2021).
Il settore continua tuttavia a soffrire di precarietà strutturale: il 41,5% degli addetti è costituito da lavoratori autonomi senza dipendenti (rispetto a una media nazionale del 14%), mentre solo il 44% vanta un contratto dipendente a tempo indeterminato (contro il 67,9% medio della forza lavoro italiana).

Per maggiori informazioni o approfondimenti si rimanda alla pagina ufficiale dedicata